Sono passati 81
anni dal giorno dalla data che accomuna tutte le regioni d'Italia nel ricordo
della Liberazione dal nazifascismo e della contestuale fine della seconda
guerra mondiale.
In realtà tali
avvenimenti non si sono verificati tutti nello stesso giorno e negli stessi
luoghi. Mentre Milano celebrava gioiosamente la definitiva caduta della dittatura,
nelle zone dell'attuale confine tra Italia e Slovenia si sperimentavano ancora
massacri di civili, a opera delle truppe degli sconfitti in ritirata. Nelle
giornate di fine aprile e inizio maggio si ricordano molti di questi efferati eccidi,
con decine di donne, uomini inermi e bambini, 51 uccisi ad Avasinis il 2 maggio
1945, 38 a Terzo d'Aquileia e Cervignano tra il 28 e il 29 aprile, sul Collio
sloveno e in molte altre località. Da ricordare anche le vittime delle stragi
dei cetnici in ritirata, tra esse si segnala a Podnanos l'uccisione senza pietà
di Božena Premrl, 19 anni, il 30 aprile 1945. Era sorella del partigiano
Janko-Vojko, ucciso in combattimento due anni prima, di altri due fratelli e di
Radislava (Rada) Premrl, compagna di vita dello scrittore Boris Pahor. Parecchi
partigiani del fronte di Liberazione sono rimasti uccisi all’inizio di maggio,
prima dell’entrata in Gorizia. Non si parla molto di loro, sono ricordati in
una lapide vicino alla piazza dell’abitato di Šempeter pri Gorici.
Il 25 aprile, nel ricordo dell’insurrezione di Milano e
della grottesca fuga del duce e dei suoi camerati, è la data simbolica che
raccoglie in sé tutte le memorie, comprese quelle degli eventi che hanno
caratterizzato il mese di maggio nella Venezia Giulia, ultimo capitolo della
guerra voluta e scatenata da Hitler e Mussolini. La guerra, i campi di
sterminio, i bombardamenti a tappeto, gli stessi eventi del maggio goriziano e
triestino, le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, non sono state catastrofi
naturali, ma l’esito diretto della guerra voluta e scatenata da Hitler e
Mussolini. La responsabilità tuttavia non deve essere solo attribuita ai due dittatori,
ma anche a coloro che li hanno sostenuti e acclamati, come anche ai tanti che
hanno preferito il silenzio alla ribellione.
Per questo la celebrazione del 25 aprile riguarda proprio
tutti, nessuno escluso. Non deve essere dimenticata o ridotta a una stanca
formalità. Occorre valorizzare i tanti che hanno preferito rischiare e spesso
perdere la vita piuttosto che assoggettarsi alle sistematiche violenze. Tra essi,
come dimenticare le tremende prove degli sloveni della Primorska e delle Valli
del Natisone, costretti a subire per due decenni le angherie dei fascisti ben
prima dello scoppio del conflitto planetario? Come non ricordare gli “Junaki”
di Basovica, i membri del TIGR, gli intellettuali resistenti e per questo
perseguitati ed esiliati, i preti difensori del popolo, rappresentati simbolicamente
dal ritratto che France Bevk ha lasciato del Kaplan Martin Čedermac? Perché non pensare anche a loro, nel
proporre che la guerra di liberazione jugoslava – ospedali, tipografie, scuole
nascoste tra i boschi e tanto altro - venga riconosciuta patrimonio UNESCO?
Buon 25 aprile
allora, con l'augurio che, coi tempi che corrono, la memoria porti ovunque una
ventata di desiderio di giustizia, pace, antifascismo e autentica libertà.

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