venerdì 24 aprile 2026

25 aprile 2026: ora e sempre... Resistenza

La festa della Liberazione viene celebrata in quest'anno con il pensiero fisso alle nuove forme di persecuzione, razzismo, violenza e guerra che si stanno verificando nel Medio Oriente e in molti altri luoghi del Mondo. Come tacere, di fronte alla disumanità criminale dei governanti di Israele che hanno scatenato il genocidio di Gaza, in Libano uccidono senza pietà bambini, civili inermi, decine di giornalisti, in Cisgiordania violano con prepotenza qualsisi elementare diritto? Come non denunciare la sistematica irrisione del diritto internazionale degli USA trumpiani, convinti di poter far fuori chi vogliono, in ogni parte del mondo, pretendendo non soltanto l'impunità, ma anche l'ossequio di tanti governanti compiacenti (compresi i nostri, ahimé)? Il 25 aprile sia un giorno di mobilitazione e di autentica Resistenza ovunque, nel ricordo di chi ha rischiato e perso la vita per donarci pace, giustizia e libertà e nel sostegno convinto alle istanze del popolo palestinese e di tutti i popoli resistenti contro la forza bruta delle armi in mano al Potere economico ultraliberista.

Sono passati 81 anni dal giorno dalla data che accomuna tutte le regioni d'Italia nel ricordo della Liberazione dal nazifascismo e della contestuale fine della seconda guerra mondiale.

In realtà tali avvenimenti non si sono verificati tutti nello stesso giorno e negli stessi luoghi. Mentre Milano celebrava gioiosamente la definitiva caduta della dittatura, nelle zone dell'attuale confine tra Italia e Slovenia si sperimentavano ancora massacri di civili, a opera delle truppe degli sconfitti in ritirata. Nelle giornate di fine aprile e inizio maggio si ricordano molti di questi efferati eccidi, con decine di donne, uomini inermi e bambini, 51 uccisi ad Avasinis il 2 maggio 1945, 38 a Terzo d'Aquileia e Cervignano tra il 28 e il 29 aprile, sul Collio sloveno e in molte altre località. Da ricordare anche le vittime delle stragi dei cetnici in ritirata, tra esse si segnala a Podnanos l'uccisione senza pietà di Božena Premrl, 19 anni, il 30 aprile 1945. Era sorella del partigiano Janko-Vojko, ucciso in combattimento due anni prima, di altri due fratelli e di Radislava (Rada) Premrl, compagna di vita dello scrittore Boris Pahor. Parecchi partigiani del fronte di Liberazione sono rimasti uccisi all’inizio di maggio, prima dell’entrata in Gorizia. Non si parla molto di loro, sono ricordati in una lapide vicino alla piazza dell’abitato di Šempeter pri Gorici.

Il 25 aprile, nel ricordo dell’insurrezione di Milano e della grottesca fuga del duce e dei suoi camerati, è la data simbolica che raccoglie in sé tutte le memorie, comprese quelle degli eventi che hanno caratterizzato il mese di maggio nella Venezia Giulia, ultimo capitolo della guerra voluta e scatenata da Hitler e Mussolini. La guerra, i campi di sterminio, i bombardamenti a tappeto, gli stessi eventi del maggio goriziano e triestino, le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, non sono state catastrofi naturali, ma l’esito diretto della guerra voluta e scatenata da Hitler e Mussolini. La responsabilità tuttavia non deve essere solo attribuita ai due dittatori, ma anche a coloro che li hanno sostenuti e acclamati, come anche ai tanti che hanno preferito il silenzio alla ribellione.

Per questo la celebrazione del 25 aprile riguarda proprio tutti, nessuno escluso. Non deve essere dimenticata o ridotta a una stanca formalità. Occorre valorizzare i tanti che hanno preferito rischiare e spesso perdere la vita piuttosto che assoggettarsi alle sistematiche violenze. Tra essi, come dimenticare le tremende prove degli sloveni della Primorska e delle Valli del Natisone, costretti a subire per due decenni le angherie dei fascisti ben prima dello scoppio del conflitto planetario? Come non ricordare gli “Junaki” di Basovica, i membri del TIGR, gli intellettuali resistenti e per questo perseguitati ed esiliati, i preti difensori del popolo, rappresentati simbolicamente dal ritratto che France Bevk ha lasciato del Kaplan Martin Čedermac? Perché non pensare anche a loro, nel proporre che la guerra di liberazione jugoslava – ospedali, tipografie, scuole nascoste tra i boschi e tanto altro - venga riconosciuta patrimonio UNESCO?

Buon 25 aprile allora, con l'augurio che, coi tempi che corrono, la memoria porti ovunque una ventata di desiderio di giustizia, pace, antifascismo e autentica libertà.

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