giovedì 16 aprile 2026

Donald e Benjamin contro tutto e tutti

 

Sembra quasi che Francesco voglia innalzare il Mondo - in particolare le Gorica che si intravvedono sullo sfondo - verso un cielo di pace. O anche che stia cercando di raccogliere tutto il bene possibile per diffonderlo sulla Terra.

Bisogna dire che c'è proprio bisogno di testimonianze straordinarie come quella di colui che, secondo Dante, ha scelto come propria donna Madonna Povertà.

Il bullo di Washington e il suo degno compare di Gerusalemme credono di poter disporre del Pianeta come a loro pare e piace. Il primo rapisce presidenti, lancia missili sulla testa di coloro che lui definisce nemici, scatena guerre, minaccia cancellazioni di intere civiltà, bombarda scuole e provoca massacri di soldati e di civili. Il secondo, se possibile, è ancora peggio dell'altro: compie l'efferato genocidio di donne, bambini e uomini annientando i palestinesi di Gaza, invade la Cisgiordania sostenendo la prepotenza dei coloni, uccide alla cieca sparando nel gruppo in Libano, generando tragedie indicibili, anche qua bimbi innocenti, povere famiglia alla ricerca di uno sprazzo di sicurezza, politici impegnati nei percorsi di pace, poetesse e letterati capaci di trasmettere bellezza perfino nell'orrore assoluto di una guerra assurda.

Il Trump e il Netanyahu riescono addirittura in un'impresa che sembrava impossibile. Meloni e il suo entourage di scappati di casa sembrano all'improvviso svegliarsi da un lungo torpore. Dopo essersi prostrata fino all'imbarazzo davanti al presidente USA, ora osa dichiarare timidamente di non essere d'accordo con lui. Se le sente per questo come una scolaretta dal sedicente padrone del mondo e si trova costretta a cercare di riparare lo strappo (che peraltro sembra le abbia ridato un po' di fiato nei sondaggi a picco dopo il Referendum).

Ah sì, non è che Meloni abbia criticato il signor (si fa per dire) Donald per i motivi suddetti (bombardamenti a tappeto, scatenamente di conflitti fuori da ogni regola del diritto internazionale, rapimento e/o uccisione di capi di Stato ritenuti non allineati, ecc.), ma soltanto perché - a suo parere - avrebbe un pochettino esagerato nel rivolgere un'osservazione poco rispettosa a papa Leone XIV. Eh sì, toccare il pontefice è sempre pericoloso in fatto di consensi, tanto più in un Paese baciapile come è ancora l'Italia.

Ma cosa ha detto di tanto sconvolgente il buon Prevost, al punto da far infuriare il suo concittadino statunitense? Diciamo la verità, proprio niente di speciale. Ha detto che la guerra è un orrore, che gli interessi egocentrici avvelenano il Mondo, che i Capi delle Nazioni devono lavorare per superare i conflitti e fare la pace. Ovvio che ha ragione, anche se non è né il primo né l'ultimo a dirlo. Se le sente anche lui di santa (è il caso di dirlo!) ragione ma la sua reazione non si fa attendere. O meglio, afferma di non voler rispondere niente altro a Mister Trump, se non ribadire ciò che ha appena detto. 

A questo punto, terminato il viaggio in Africa e ritrovato un ruolo di protagonista morale riconosciuto da una parte consistente dell'umanità, proprio in forza di questa autorevolezza - paradossalmente alquanto rinvigorita dagli strali trumpiani - deve proprio cercare di andare a Gaza, a Beirut, a Teheran, in Cisgiordania e a Gerusalemme. E' vero, può rischiare, dal momento che i suoi interlocutori non sembrano avere nessun rispetto per la vita umana. Ma forse potrebbe dare un'iniezione di grande forza ai milioni di esseri umani che vogliono la Pace e, come dice la Costituzione della Repubblica Italiana, ripudiano la guerra. Insomma, come si scrive spesso oggi richiamando l'articolo 11, IO R1PUD1O.

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