Va bene che in un festival letterario possa essere presentata una pluralità di voci e di pensieri. Vale anche per Geografie, l'evento che si terrà a Monfalcone alla fine del mese di marzo.
C'è un però... Si può, anzi si deve discutere, in modo competente e rispettoso, anche su qualsiasi tema inerente la Religione e le religioni. Ma come si fa a ragionare con la necessaria serenità, quando viene presentato - in contesto pubblico nella piazza principale della città - un libro che ha come titolo "La minaccia di Allah". Indipendentemente dal contenuto del libro, già il solo titolo non si configura come uno spunto di riflessione, ma una vera e propria grave provocazione, che mette fra l'altro in discussione l'osservanza degli articoli 8 e 19 della Costituzione. E' un'espressione di offensiva ignoranza non solo nei confronti di miliardi di musulmani che in tante nazioni del mondo professano pacificamente la loro fede, ma anche dei milioni di cristiani di lingua araba che invocano Dio proprio con il nome di Allah. Inoltre, sostenere che "i musulmani stanno avendo sempre più spazio nel nostro Paese, minacciando anche la sicurezza degli italiani" (dalla presentazione dell'autrice, riportata nel programma ufficiale della rassegna), è un modo di seminare sottile razzismo, di aizzare gli umori contro chi professa una grande religione mondiale, di creare inutili tensioni e irrazionali paure fra la popolazione.
Ben diverso è l'atteggiamento dei preti e delle comunità cristiane di Monfalcone, che hanno offerto uno spazio per pregare a sorelle e fratelli nella comune fede religiosa. Hanno compreso la straordinaria opportunità di favorire il dialogo, l'amicizia e le relazioni tra le diverse componenti. L'Arcivescovo, collegando la Quaresima con il mese di Ramadan, ha scritto una splendida lettera sulla convivenza e sull'autentica fraternità. La città dei cantieri potrebbe e dovrebbe brillare in Europa e nel Mondo come un esempio della bellezza del vivere insieme valorizzando le reciproche diversità. L'autrice del libro e l'amministrazione comunale, invece di lanciare un'anacronistica crociata, dovrebbero imparare da Gorizia dove, durante il tempo della capitale europea della cultura, l'Assessorato al 2025 ha promosso e organizzato, nello scorso mese di ottobre, un bel convegno dedicato proprio al dialogo interreligioso, realizzato con la partecipazione attiva di tutte le comunità, compresa ovviamente quella islamica.
Forse gli organizzatori di una rassegna importante come Geografie avrebbero fatto bene a pensarci due volte, prima di regalare un simile palcoscenico a chi già da molte tribune porta avanti le proprie prospettive politiche e culturali. Si possono avere idee diverse, evidenziare anche con correttezza problematiche critiche sicuramente esistenti, ma non si può accettare una sistematica denigrazione di un intero sistema religioso.
Piena solidarietà a tutta la comunità islamica monfalconese!

"Offensiva ignoranza, in buona fede o puro razzismo.
RispondiEliminaIgnoranza, razzismo e molta cattiveria
EliminaAiutatela povera donna
RispondiEliminaParlando della diffusione dell’Islam (in Italia e in zona), con la Destra in amministrazione comunale dal 2017, con il Centrodestra al governo in Regione dal 2018, con la Destra da quattro anni al governo nazionale, Monfalcone è diventata (proporzionalmente al numero di residenti) la città a maggior presenza islamica nel Nordest (e forse in Italia). A tutto il 2016 (giunte di Centrosinistra) il numero si aggirava attorno ai duemila, oggi (dopo un decennio di Destra in Municipio) dai sei ai sette mila. Contemporaneamente il governo nazionale (Meloni), pressato dalle categorie economiche, ha in questi anni prodotto decreti flussi migratori record stipulando accordi con numerosi paesi islamici (tra cui il Bengala) per portare in Italia immigrati regolari (quindi di religione islamica) nei vari comparti produttivi (tra cui cantieristica e agricoltura ecc) e socioassistenziali (infermieri, badanti ecc). Conseguentemente l’Islam (nelle sue varie articolazioni) è oramai la seconda religione del Paese. Confindustria regionale infine forma operai africani (Ghana, questi sono cattolici), per le aziende regionali. Questi sono fatti e dati inconfutabili prodotti dall’intreccio tra Politica e Mondo produttivo. Tutto il resto è vuota propaganda, inutili invettive e vaniloquio. Se tutti gli islamici fossero integralisti e tendenzialmente estremisti (come recita una triviale retorica islamofoba), allora il Governo italiano - che negli ultimi anni sta producendo decreti flussi record stipulando accordi con numerosi paesi islamici per importare immigrati/lavoratori regolari – compirebbe azioni scellerate ed antisecuritarie. Ovviamente non è così anche perché, al di là di quello che si può pensare della religione islamica nel suo complesso (la questione della donna in primis), la grande maggioranza dei fedeli musulmani non è affatto come quello stereotipo propagandista e reazionario (nel passato così si stigmatizzavano gli Slavi e gli Ebrei, per non parlare dei Meridionali italiani) li classifica. Tuttavia, al pari del suprematismo religioso estremista cristiano (presente soprattutto in America ma non solo), nel variegato mosaico islamico sono sicuramente presenti frange minoritarie radicali molto pericolose le quali possono estendere la loro influenza sul resto della popolazione (islamica) soprattutto quando questa viene stigmatizzata, vessata ed emarginata. A buoni intenditori poche parole. Si coglie l’occasione per suggerire la lettura del volumetto “L’Islam è una minaccia. Falso” (edito da Laterza nel 2016) di Franco Cardini, notoriamente uno dei maggiori intellettuali italiani con formazione di destra (ex
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