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| Il vescovo Redaelli al Kulturni dom, con i promotori della mostra di Castellani |
E' stato comunicato il nome dell'Arcivescovo di Gorizia, che entrerà ufficialmente in Diocesi il prossimo 12 luglio, il giorno dei patroni regionali, Ermagora e Fortunato. Si tratta di Giampaolo Dianin, attualmente vescovo nella città di Chioggia. In attesa di riceverlo dalle nostre parti, vorrei offrire un breve pensiero di gratitudine all'Arcivescovo Redaelli, proponendo un mio articolo recentemente pubblicato, in lingua slovena, sulla rivista Svetogorska Kraljica, bollettino ufficiale del santuario di Sveta Gora.
L’Arcivescovo di Gorizia Carlo Maria Redaelli è stato
chiamato da papa Leone XIV a lavorare in Vaticano, come segretario della
Congregazione per il Clero. E’ un incarico di grande prestigio, meritato
riconoscimento delle qualità e competenze di una persona di grande spessore
culturale e di notevoli doti organizzative.
Il suo trasferimento da Milano a Gorizia ha avviato una
presenza, iniziata nel 2012, sempre molto preziosa, che ha portato ovunque un
respiro mondiale, sottolineato nelle sempre assai interessanti omelie, incentrate
su un’interpretazione sistematica della Parola di Dio e sull’invito a
incarnarla con coraggio e creatività negli ambiti della fraternità, del
perdono, della giustizia sociale, della pace e della solidarietà
internazionale.
La sua fede profonda e la passione per la Chiesa gli hanno
consentito di accogliere e valorizzare i suoi collaboratori, inaugurando una
straordinaria stagione di coinvolgimento dei laici non solo nella particolare
missione ma anche nell’organizzazione interna della Curia e delle parrocchie.
Conosce bene le dinamiche della Chiesa universale, avendola
servita come canonista in diversi settori, ma contestualmente all’incarico
goriziano e alla docenza presso le università pontificie, è stato presidente di
Caritas italiana. Come tale, ha potuto conoscere e guidare gli interventi di
sostegno a diverse realtà di sofferenza, locali e globali, presenti in Italia,
in Europa e nel Mondo.
Negli ultimi anni ha saputo guidare l’Arcidiocesi di Gorizia
attraverso i grandi impegni del Giubileo della Misericordia e di Nova Gorica
con Gorizia capitale europea della cultura 2025. In questi ambiti ha dimostrato
grande attenzione nei confronti delle complesse problematiche relative all’ex
confine, ponendosi sempre come equilibrato mediatore e intelligente costruttore
di relazioni costruttive e simpatetiche.
Ha avuto uno sguardo particolarmente attento nei confronti
della comunità slovena residente nella parte italiana di Gorizia e ha intessuto
rapporti molto costruttivi con i laici e il clero della diocesi confinante di
Koper Capodistria. Si è anche premurato di imparare i principali rudimenti
della lingua slovena, per capire meglio e farsi comprendere.
Molte volte è salito a Sveta Gora, per pregare e per
contemplare dall’alto il panorama delle due città riunite intorno a un confine
che non dovrebbe esistere mai più.
Ha saputo valorizzare anche il mondo friulano e in particolare è stato molto attento alla realtà di Aquileia,
riconoscendo nel sito archeologico e soprattutto nella Basilica la possibilità
di attualizzare lo straordinario messaggio di unità nella diversità che
scaturisce dalla simbologia dei mosaici teodoriani del IV secolo, l’eredità
spirituale e culturale del Patriarcato, la vocazione europea affidata
all’Arcidiocesi di Gorizia dopo il 1751.
Le sue numerose lettere pastorali restano come un vero e
proprio programma di azione e di confronto con il passato, il presente e soprattutto il futuro dell’intero territorio, nel quale è
coinvolta la Chiesa Goriziana.
A lui non resta che sintetizzare pensieri e sentimenti con un’unica parola: GRAZIE!

Domenica sono andata a messa dalle suore clarisse in piazza sant'antonio e ad officiarla c'era l'arcivescovo Redaelli.
RispondiEliminaNell'occasione le suore hanno aperto la parete di vetro e hanno partecipato visivamente alla santa messa.
È stato emozionante, il tutto misto a preghiere in latino, che ricordo da quando ero piccola, e canti celestiali.
Mi sono emozionata.
Patrizia Socci