giovedì 14 maggio 2026

Un grazie al vescovo Redaelli, in attesa di mons. Dianin

 

Il vescovo Redaelli al Kulturni dom, con i promotori della  mostra di Castellani 

E' stato comunicato il nome dell'Arcivescovo di Gorizia, che entrerà ufficialmente in Diocesi il prossimo 12 luglio, il giorno dei patroni regionali, Ermagora e Fortunato. Si tratta di Giampaolo Dianin, attualmente vescovo nella città di Chioggia. In attesa di riceverlo dalle nostre parti, vorrei offrire un breve pensiero di gratitudine all'Arcivescovo Redaelli, proponendo un mio articolo recentemente pubblicato, in lingua slovena, sulla rivista Svetogorska Kraljica, bollettino ufficiale del santuario di Sveta Gora.

L’Arcivescovo di Gorizia Carlo Maria Redaelli è stato chiamato da papa Leone XIV a lavorare in Vaticano, come segretario della Congregazione per il Clero. E’ un incarico di grande prestigio, meritato riconoscimento delle qualità e competenze di una persona di grande spessore culturale e di notevoli doti organizzative.

Il suo trasferimento da Milano a Gorizia ha avviato una presenza, iniziata nel 2012, sempre molto preziosa, che ha portato ovunque un respiro mondiale, sottolineato nelle sempre assai interessanti omelie, incentrate su un’interpretazione sistematica della Parola di Dio e sull’invito a incarnarla con coraggio e creatività negli ambiti della fraternità, del perdono, della giustizia sociale, della pace e della solidarietà internazionale.

La sua fede profonda e la passione per la Chiesa gli hanno consentito di accogliere e valorizzare i suoi collaboratori, inaugurando una straordinaria stagione di coinvolgimento dei laici non solo nella particolare missione ma anche nell’organizzazione interna della Curia e delle parrocchie.

Conosce bene le dinamiche della Chiesa universale, avendola servita come canonista in diversi settori, ma contestualmente all’incarico goriziano e alla docenza presso le università pontificie, è stato presidente di Caritas italiana. Come tale, ha potuto conoscere e guidare gli interventi di sostegno a diverse realtà di sofferenza, locali e globali, presenti in Italia, in Europa e nel Mondo.

Negli ultimi anni ha saputo guidare l’Arcidiocesi di Gorizia attraverso i grandi impegni del Giubileo della Misericordia e di Nova Gorica con Gorizia capitale europea della cultura 2025. In questi ambiti ha dimostrato grande attenzione nei confronti delle complesse problematiche relative all’ex confine, ponendosi sempre come equilibrato mediatore e intelligente costruttore di relazioni costruttive e simpatetiche.

Ha avuto uno sguardo particolarmente attento nei confronti della comunità slovena residente nella parte italiana di Gorizia e ha intessuto rapporti molto costruttivi con i laici e il clero della diocesi confinante di Koper Capodistria. Si è anche premurato di imparare i principali rudimenti della lingua slovena, per capire meglio e farsi comprendere.

Molte volte è salito a Sveta Gora, per pregare e per contemplare dall’alto il panorama delle due città riunite intorno a un confine che non dovrebbe esistere mai più.

Ha saputo valorizzare anche il mondo friulano e in particolare è stato molto attento alla realtà di Aquileia, riconoscendo nel sito archeologico e soprattutto nella Basilica la possibilità di attualizzare lo straordinario messaggio di unità nella diversità che scaturisce dalla simbologia dei mosaici teodoriani del IV secolo, l’eredità spirituale e culturale del Patriarcato, la vocazione europea affidata all’Arcidiocesi di Gorizia dopo il 1751.

Le sue numerose lettere pastorali restano come un vero e proprio programma di azione e di confronto con il passato, il presente e soprattutto il futuro dell’intero territorio, nel quale è coinvolta la Chiesa Goriziana.

A lui non resta che sintetizzare pensieri e sentimenti con un’unica parola: GRAZIE!

1 commento:

  1. Domenica sono andata a messa dalle suore clarisse in piazza sant'antonio e ad officiarla c'era l'arcivescovo Redaelli.
    Nell'occasione le suore hanno aperto la parete di vetro e hanno partecipato visivamente alla santa messa.
    È stato emozionante, il tutto misto a preghiere in latino, che ricordo da quando ero piccola, e canti celestiali.
    Mi sono emozionata.
    Patrizia Socci

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