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| Ronchi dei Partigiani, Angelo Floramo e Andrea Bellavite (foto Radollovic) |
Con Angelo Floramo si è parlato di gioventù e di vecchiaia, di pace e di guerra, di bellezza e di meschinità, di gioiae di dolore, di vita e di morte, anche di Dio e degli orizzonti immanenenti dell'umana responsabilità.
Lo spunto è stato il bellissimo ultimo libero di Floramo, L'estate indiana del 1976. In un serrato confronto, da par suo l'autore ha saputo nel contempo suscitare il riso e il pianto, raccontandoun "suo" 6 maggio 1976 intriso di sofferenza, ma anche della consapevolezza di aver vissuto, nelle tende di San Daniele, "l'estate più bella dellla vita". L'irruenza avventurosa dei dieci anni, condivisa con gli altri "capi indiani" del momento, ha danzato con la coscienza dell'adulto, in un vincolante abbraccio tra il passato e il presente.
Non c'è stato spazio per la nostalgia, quanto invece del fluire di una parola piena di intelligenza e di compassione, ma anche capace di analisi e di valutazione. Se è vero che le catastrofi naturali non possono essere sempre previste ed evitate, il modo di viverle dipende profondamente dalla dinamica dell'umanità. E il giudizio sul Friuli del dopo terremoto è stato abbastanza impietoso. Una regione che ha dimostrato solidarietà e capacità di grata accoglienza nei confronti di tutti coloro che hanno gareggiato nel sostenere e nell'aiutare, è diventata spazio di egoismo, chiusura nei propri recinti, addirittura nuove forme di razzismo.
Il pubblico, numerosissimo, ha seguito con il fiato sospeso tutto l'incontro, reagendo con applausi spontanei nei passaggi salienti, sorridendo alle limpide battute, emozionandosi nell'ascoltare i racconti più drammatici.
Insomma, un incontro indimenticabile, un libro assolutamente da leggere.

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