Oggi a Sveta Gora c'è stata una grande festa. Si sono ricordati i 25 anni dall'ordinazione sacerdotale di pater Bogdan Knavs, rettore del Santuario che sovrasta le Gorizia. La Messa, particolarmente emozionante, cantata dal coro parrocchiale di Miren, è stata molto partecipata da persone provenienti da ogni parte della Slovenia, che hanno voluto testimoniare il loro affetto e la loro gratitudine nei confronti di un uomo che sta donando la propria vita per diffondere intorno a sé fede, luce, pace e vita. La bella omelia è stata dettata da pater Pavel, del Convento Francescano della piazza Prešeren di Ljubljana. Ha evidenziato come con le capacità che gli sono proprie Bogdan avrebbe potuto essere un elettricista, un allenatore sportivo, un cardiochirurgo. Ha invece deciso di essere francescano e sacerdote, essendo in questo modo nello stesso tempo portatore di luce come un elettricista, educatore e formatore delle coscienze come un allenatore dello Spirito e curando le ferite dell'anima, fasciando il cuore di chi soffre. Anche lo stesso pater Knavs ha voluto offrire al termine della liturgia una sua parola di lode e di ringraziamento, a Maria di Monte Santo, ai suoi genitori, ai confratelli, agli amici e ai compagni i viaggio e di avventura nella vita. Il pomeriggio di preghiera si è prolungato nella condivisione della mensa, con tutti coloro che sono saliti sul monte per partecipare alla liturgia. La commozione di momenti di rito si è trasformata nell'allegria dello stare insieme, stringendo mani e conoscendosi al di là della differenza di lingue, storie e culture esistenziali.Ho conosciuto Bogdan ad Ajdovščina, il 15 settembre 2019, nel corso dell'annuale celebrazione dell'annessione della regione Primorska alla madre patria slovena. C'era tanta gente e l'intero rito, con i canti, le parole delle autorità, il discorso dell'allora presidente del Consiglio della Repubblica di Slovenija Miro Cerar, era stato estremamente coinvolgente. Mi viene fatto notare che la persona che sta camminando a pochi passi da me è un sacerdote, il rettore del santuario di Sveta Gora. un po' incredulo, mi avvicino e leggo la scritta stampata sul retro della sua maglietta rossa (quella che si vede nella foto accanto) che, in italiano, si potrebbe tradurre così: "Grazie a voi abbiamo difeso la lingua slovena e la nostra Primorska. Grazie a voi, cari partigiani." Seppi parecchio tempo dopo che quelle parole e l'idea di proporre a tanti quella maglietta era stata proprio sua! Con un po' di trepidazione ho chiesto se fosse vero quello che mi era stato detto di lui. Si voltò verso di me, con un sorriso intelligente, simpatico e accogliente. Confermò e ci fu solo il tempo per scambiarsi un abbraccio e un saluto. Rimasi molto colpito, a parte don Alberto De Nadai nel Goriziano e i preti della Lettera di Natale nel Friuli Venezia Giulia, da molti anni non incontravo preti in contesti diversi da quello liturgico, catechistico o pastorale. Mi portai dentro uno splendido ricordo e una domanda sulla possibilità di rivedersi ancora. A quei tempi, sindaco di Aiello piuttosto lontano dalle "cose della Chiesa", mi avrebbe fatto davvero piacere conoscere un prete votato all'incontro con gli altri, fuori dal tempio, come avrebbe detto Pierluigi Di Piazza.
domenica 29 giugno 2025
Pater Bogdan Knavs, 25 let duhovnik. La celebrazione a Sveta Gora.
venerdì 27 giugno 2025
Si vis pacem..., rovescia i potenti dai troni
C'è una grande differenza tra le lotte per i diritti dei lavoratori degli anni '60 e '70, tra le manifestazioni contro la guerra del Vietnam e le attuali azioni di protesta contro il genocidio di Gaza, i conflitti planetari, le leggi che reprimono libertà fondamentali e la sistematica umiliazione dei migranti.
Cinquant'anni fa era il pianeta dei giovani a trascinare nelle piazze milioni di persone, gli studenti avevano iniziato e gli operai li avevano seguiti. La Cultura con la C maiuscola se ne era fatta carico e creava arte, musica, letteratura, per accompagnare i moti e le speranze di autentica rivoluzione. Mettete dei fiori nei vostri cannoni! C'era stato il '68, un fenomeno unico nel Novecento, con tutte le speranze possibili in un mondo nuovo, in un mondo migliore, che si sarebbe potuto cambiare da un momento all'altro, alla prossima svolta della strada della Storia.
Oggi il movimento per la pace, messo ko dal G8 di Genova 2001, dalle conseguenze degli attentati alle Twin Towers e dall'inincidenza della immensa manifestazione contro la guerra in Iraq del 15 febbraio 2003, è del tutto marginale. Lo guidano più o meno gli stessi che quella volta avevano 20 anni e ora ne hanno 70, non creano in alcun modo opinione e sono seguiti da sparuti gruppi di no-boomers, molto volonterosi, che sembrano attendere il giorno propizio, con la stessa disperata passione del protagonista del celebre libro di Buzzati che attendeva l'arrivo dei Tartari al di là del suo misterioso deserto.
Eppure, moralmente parlando, ci sono tutte le ragioni: la violazione sistematica dei più elementari diritti è evidente, in Italia e in tante altre parti del mondo, la crescita al 5% degli investimenti in armi è scelta molto preoccupante e potenzialmente catastrofica, quanto una presidente del consiglio che spara cavolate del tipo "si vis pace para bellum", le leggi europee sul diritto d'asilo e sull'accoglienza die migranti sono ogni giorno più disumane. Anche in sede locale ciò che accade a Trieste, riguardo alla prima accoglienza dei reduci della rotta balcanica e la crociata indetta a Monfalcone contro i residenti musulmani, sono segni di un degrado politico senza limiti. Nonostante tutto questo, le "ragioni" della pace, del disarmo, dell'accoglienza, dei diritti civili collettivi e individuali hanno sempre meno voce e più si contesta - per quanto possibile vivacemente, stante il silenziamento da parte dei principali media -più crescono nei sondaggi proprio coloro che propugnano, in cambio della cosiddetta "sicurezza", la privazione della libertà.
Che fare allora? Vale la pena continuare a gridare su un palcoscenico, davanti a gran parte di spettatori che non solo non sembrano gradire o condividere, ma anche non si tirano indietro nel fischiare sonoramente ogni passaggio? Tra quel pubblico non ci sono soltanto i fascisti più o meno dichiarati o i guerrafondai inveterati, ma quell'altissima percentuale di persone che vogliono vivere serenamente la loro esistenza e si fidano dell'uno o dell'altro, a seconda che prometta o meno la tranquillità dello status quo. Ci sono quelli che temono che le armi del vicino possano causare danni irreparabili al proprio Stato, quelli che pensano che sì, i migranti hanno il diritto di vivere perché sono nostri fratelli, ma vivaddio, occupano tutte le case con le loro famiglie numerose, riempiono di odori d'oriente i condomini e portano via posti di lavoro. Ci sono quelli che hanno paura dei borseggiatori, se non altro perché poi tocca rifarsi tutti i documenti e che quindi invocano maggiori controlli di polizia, coloro che vogliono pene lunghe e sicure per chi ha commesso crimini gravi, quelli che temono che le case possano essere occupate da chi non le ha e poi dovremo andremo a dormire? Come faremo a buttarli fuori? Ecc. ecc. Chi la pensa così sono lavoratori, operai, contadini, studenti, ma anche opinionisti, scrittori, giornalisti che li sostengono, enfatizzando i singoli casi e universalizzando ciò che suscita paura.
L'umanesimo è soffocato da mille timori, efficacemente indotti da un sistema di Potere sempre più agguerrito e tecnologicamente avanzato. Se la mentalità fascista e razzista vince perché offre maggiore certezza di poter rimanere nella sicurezza, forse la si deve combattere cercando di comprendere, prima di giudicare e deridere, il meccanismo della paura. E se la madre di tutte le paure è quella della morte, ogni minaccia di privazione di ciò che si possiede, appare come una piccola morte. Per uscire dal tunnel, occorre forse offrire una nuova, credibile e sostenibile idea di sicurezza, essenzialmente antitetica a quella fasciorazzista. Occorre una nuova filosofia e una conseguente nuova politica che superi l'attuale fase del sistema capitalista, deprivando la forza del dio denaro e immaginando relazioni sociali alternative a quelle dei corto circuiti classici tra padrone e servo, tra ricco possidente e povero indigente. E' necessario superare la funesta identificazione tra Nazione e Stato, ritornando a proporre un internazionalismo di livello mondiale. La strada passa per garantire una sicurezza maggiore rispetto a quella dominante: l'insicurezza della guerra si combatte con il disarmo generale e lo smantellamento di tutti gli arsenali nucleari, l'insicurezza provocata dalla ghettizzazione dei migranti si supera costruendo spazi di gioiosa familiarità e condivisione, l'insicurezza determinata dai cambiamenti epocali che coinvolgono l'ambiente si vince attraverso l'analisi dei fenomeni e lo studio attento di ciò che può servire l'intera umanità e non solo una minima parte di essa, l'insicurezza delle proteste di massa si oltrepassa nella libertà piena di espressione e si pensiero, garantita in ogni istante della vita individuale e sociale. L'insicurezza dei confini si cancella abolendo le linee di frontiera, non moltiplicando i controlli per penalizzare ancora una volta i più deboli.
Già, è necessaria una nuova filosofia, un tavolo su cui negoziare e incontrarsi, su cui elaborare una nuova magna charta del vivere mondiale, la legge della fraternità e della sororità come fondamento di un nuovo modo di essere. Fermiamoci un attimo, ma solo un attimo e poi ripartiamo. Ha senso la parola e la manifestazione profetica. Ma almeno qualche volta, occorre anche avere la sensazione - o la pretesa - di vincere, cioè di riuscire a cambiare il mondo.
domenica 22 giugno 2025
Lepa Pokljuka
Un momento di respiro, tra tante preoccupazioni che attanagliano il mondo.
Tra i laghi dell'alta valle della Sava Bohinjka e il massiccio del Triglav, si stende un meraviglioso altopiano, coperto da sani, freschi boschi di conifere, alternati a larghi pascoli. E' la Pokljuka. In inverno è un rinomato centro di sport cosiddetti "nordici", soprattutto ospita spesso i campionati mondiali e le gare di coppa del mondo di biathlon.In estate offre splendide passeggiate, dalle brevi camminate tra un alpeggio e l'altro alle impegnative verso le montagne circostanti.
sabato 21 giugno 2025
Solstizio d'estate 2025. Buona estate al Mondo intero!
Il Sole questa mattina, intorno alle 4, si è fermato (solis statio) e subito dopo ha iniziato il suo percorso di ritorno. Le ore di luce da qui a Natale saranno sempre meno, anche se per percepire le conseguenze dei raggi ci vorranno ancora un paio di mesi.
E' l'estate nell'emisfero nord di questo meraviglioso e drammatico Pianeta, che ruota su sé stesso e intorno al Sole ininterrottamente. Ed è tanto importante per noi esseri umani questo movimento che abbiamo dato alla rotazione il nome "giorno" e alla rivoluzione il nome "anno".
E' una pallina minuscola nel Sistema Solare, un granello di polvere invisibile nella Galassia, uno dei miliardi di miliardi di corpi celesti che fluttuano nell'universo, sospinti su un biliardo incommensurabile da un Giocatore appassionato di energie gravitazionali.
Siamo piccolissimi e fragili, in balia delle incontrollabili potenze che ci sovrastano e ci circondano. Invece di unirci in una sola Terra, ci impegniamo a sottrarre lo spazio e il tempo della vita degli esseri umani. Soffochiamo nel nulla l'anelito all'essere, inventiamo ordigni orrendi di ogni tipo per farci del male. L'uomo delle caverne uccideva con la clava il suo vicino di grotta per sottrargli quel poco che aveva, gli invincibili rimani preferivano la Legione, imbattibile con le sue lance e gli scudi, qualcuno poi inventò la polvere da sparo e si intuì subito che le cose non sarebbero finite bene, il 6 agosto 1945 iniziò una nuova era e per la prima volta dal magmatico formarsi del pianeta l'Uomo può distruggere tutto ciò che vive, compreso sé stesso. Premendo semplicemente un bottoncino..
"Uh, che pessimista!" Commenterebbe Bruno Bozzetto! "No, realista", rispondo io. Ma non privo di Speranza, perché convinto che ce la possiamo ancora fare a salvare il tutto. Basterebbe solo invertire la rotta, come il Sole al solstizio. Cominciando con lo smantellare, ovunque e in ogni angolo della Terra, le bombe atomiche e poi via via tutto il resto, trasformando le lanci in falci e i carrarmati in pacifici autobus per portare tutte le persone del mondo a scoprire la bellezza dell'arte e della natura. In una piccola ma stupenda casa che appartiene a tutti e a ciascuno, nessuno, ma proprio nessuno, escluso.
Buona estate, allora!
martedì 17 giugno 2025
Magari esistesse, il diritto internazionale!
Io non capisco. Non capisco chi parla di diritto internazionale. In realtà non esiste alcun documento che obblighi qualunque Stato a compiere o non compiere qualunque azione. In realtà l'unico diritto internazionale e la preistorica legge della giungla, chi è più forte vince e sottomette il più debole. Bisognerebbe ammetterlo senza ipocrisie e false ingenuità. Il diritto internazionale non esiste. E' quello che si sarebbe dovuto fare dopo le catastrofi della prima metà del XX secolo, creare un'organizzazione transnazionale, dotata di leggi non derogabili da nessuno, alla quale gli Stati avrebbero dovuto cedere parti importanti della loro rispettiva autorità. In un secolo nulla è stato fatto e quindi è inutile invocare un inesistente diritto internazionale di fronte alle cose che succedono.
E' la legge della giungla che permette ad alcune Nazioni di possedere le bombe atomiche, mentre le altre, se osano pensare di realizzarle, vengono bombardate senza pietà dalle prime. Alcune si sentono la missione di essere gendarmi del mondo, senza alcun mandato da parte di nessuno, altre invece sono costrette a subire le operazioni di polizia cosiddette "preventive". Eppure, sarebbe così semplice, se esistesse il diritto internazionale, stabilire il divieto a qualsiasi Stato del mondo - indipendentemente dalla sua ricchezza o dalla sua influenza sui meccanismi di potere planetari - di costruire e custodire ordigni nucleari.
E' la legge della giungla che consente ad alcuni Stati, come Israele o gli Stati Uniti - giusto per portare due esempi - di intervenire in altri Stati militarmente, bombardando siti industriali, terrorizzando i cittadini, togliendo la vita con interventi mirati a personalità della politica, della scienza, della cultura di altri Paesi, senza alcuna possibilità di difesa o di replica, senza alcun accenno a motivazioni discusse davanti a tribunali regolari. Immaginiamoci cosa accadrebbe se l'Iran o qualsiasi altra Nazione si comportasse nello stesso modo. Non è difficile, basti pensare ai titoli dei giornali occidentali all'indomani dell'11 settembre 2001: "Attacco alla civiltà". Ecco, proprio così, i civili bombardieri contro gli incivili missili balistici. Che mondo si è creato, tutto incentrato sulla difesa dei "propri" dall'attacco degli "altri". E viceversa, naturalmente.
E' la legge della giungla a stabilire che l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia debba essere condannata e respinta con l'invio delle armi più sofisticate inviate da USA e Unione europea, mentre quella terribile di Israele nei confronti della Palestina debba essere accettata, se non addirittura esplicitamente sostenuta, come un'inevitabile necessità.
Sì, perché anche questa è legge della giungla, pensare che da una parte ci sia la civiltà, dall'altra la barbarie. La concezione del mondo coltivata nell'occidente influenzato dalla filosofia greca suscita un totalmente ingiustificato senso di superiorità nei confronti di altre visioni della vita considerate meno elevate, immorali, liberticide, guerrafondaie. Ci si dimentica che la civiltà ebraico cristiana, mescolata alla filosofia greca, non ha impedito l'insaturazione delle dittature più feroci della storia, i campi di sterminio e ogni sorta di violenza contro l'uomo e contro la natura.
L'unica soluzione è proprio quella dell'insaturazione di un diritto internazionale. Non è una ricerca semplice, né a breve scadenza. Presuppone la riforma dell'Organizzazione delle Nazioni Unite e la costruzione di un complesso percorso condiviso. E' una strada lunga e impervia, in tempi nei quali sembra di essere sull'orlo di un abisso. Ma quale altra soluzione, a meno che non si voglia continuare a dire parole vuote - "meglio fare la pace che la guerra", "meglio andare d'accordo piuttosto che no", ecc. - o a manifestare con un numero sempre meno convinto di persone gridando davanti al nulla il proprio desiderio di pace e giustizia in tutto il mondo?
lunedì 16 giugno 2025
Verso il tramonto?
La radice più profonda della guerra è la divisione del mondo tra "noi" e "voi", da una parte ci sono i buoni, dall'altra i cattivi, da una parte gli indiani dall'altra i cowboy, i terrestri e gli alieni.
Più concretamente, una volta archiviata la separazione tra comunismo e capitalismo, ora a livello planetario si scontrano il turbocapitalismo israeliano, statunitense ed europeo con la Palestina e ora anche con l'Iran. Ci si mette di mezzo anche la questione religiosa, con un'imbarazzante ignoranza riguardante il mondo arabo - peraltro non tutto musulmano - e soprattutto l'Islam in quanto tale.
La mancata integrazione determinata dalla carenza di conoscenza e di rispetto tra una visione del mondo e un'altra provoca inevitabilmente una radicalizzazione delle posizioni che non può portare nulla di buono. Lo si è visto a livello internazionale, con il mondo diviso non solo tra sud e nord, ma anche tra Paesi che si ritengono portatori della civiltà contro quelli accusati di essere nella barbarie. Naturalmente quelli sedicenti "civili" sono autorizzati a compiere genocidi, a realizzare esecuzioni sommarie di scienziati senza uno straccio di processo, a detenere micidiali armi di distruzioni di massa. Quelli invece ritenuti "incivili" devono subire di tutto e di più, senza poter contare sull'appoggio mediatico e finanziario del cosiddetto "Occidente", senza neppure osare di reagire alle provocazioni sanguinose e senza pensare di competere sul piano scientifico, filosofico e morale.
A livello meno ampio, anche le schermaglie locali dimostrano come il rigetto sistematico del dialogo e la fattiva persecuzione di una parte della popolazione da parte dell'altra provochino un'intensificazione delle ragioni identitarie, enormemente rafforzate dalla necessità di difendersi da un mondo ostile. Le crociate contro l'Islam in uno Stato che dovrebbe essere laico non sono solo immorali perché contrastano l'elementare principio della fraternità universale, ma sono anche molto pericolose, in quanto innalzano il livello dello scontro identitario. Le guerre di religione sono molto crudeli, anche se scatenate - in nomine Christi - da chi della religione cristiana non conosce neppure i fondamenti.
Per uscire da una situazione troppo simile (mutatis mutandis) a quelle precedenti la prima e la seconda guerra mondiale, occorre un cambio totale di mentalità. Al primo posto deve essere realmente - non a parole - la consapevolezza di essere "umani", donne e uomini partecipanti a un'unica famiglia diffusa su tutta la Terra. Se questa coscienza precedesse la percezione della diversità fra le persone e i popoli, tale differenza sarebbe benefica e sarebbe meraviglioso che le culture, le religioni, le concezioni del mondo si donassero le une alle altre le proprie caratteristiche. Invece questi aggettivi (italiano, tedesco, cinese, senegalese o brasiliano... cristiano, musulmano, ebreo o buddhista... ecc.) precedono di solito la comune realtà di esseri anzitutto "umani" e diventano motivo di divisione, incentivo di terribili guerre scatenate per il bene di pochi cinici reggitori della sorte di tutti.
Fermiamo questa deriva, diamo nuova forza al nobile esercizio del Pensiero, costruiamo un Pianeta che non abbia confini, fuggiamo dalla tentazione della salvaguardia dell'"identità", crediamo e sosteniamo la bellezza della pluralità. Prima che sia troppo tardi!
mercoledì 11 giugno 2025
Monfalcone e la nuova crociata
Bei tempi quelli nei quali i simboli della fede erano talmente complessi da richiedere anni di iniziazione per essere compresi e accolti! Bei tempi perché il cristianesimo si inseriva con discrezione nella vita di una società pluriculturale e plurireligiosa, custodendo con un alone di silenzio e segreto le proprie caratteristiche e i propri fondamenti. In questo modo chi aderiva, dopo aver percorso tre o quattro anni di formazione e aver ricevuto insieme i sacramenti del battesimo, della cresima e dell'eucarestia, conosceva molto bene i dogmi e le regole del vivere cristiano.
Poi è arrivato il cristianesimo imperiale, che ha soppiantato gli universi religiosi preesistenti, distruggendo i mitrei e i luoghi di culto, edificando al loro posto le grandi basiliche. La croce, mai rappresentata almeno fino al V secolo, è diventata paradossalmente un segno identitario, da imporre ai sudditi dell'Impero, con le buone maniere o più spesso con le cattive.
Quello che sta accadendo a Monfalcone ricorda le controversie medievali, con una personalità politica che veste i panni di San Bernardo da Chiaravalle e lancia la crociata contro gli infedeli che - secondo lei - vorrebbero infangare la "religione di Cristo". Addirittura arriva a vantarsi di aver scritto a papa Leone XIV, forse pensando al primo Leone che secondo la tradizione avrebbe fermato Attila sul Mincio, presso un paese che ancora oggi, in suo onore, porta il nome di Salionze.
In una città che potrebbe proporsi a livello nazionale come grande esempio di convivenza e dialogo tra culture, forme religiose e visioni della vita differenti, si è invece creato il muro contro muro. E la responsabilità primaria è di una politica amministrativa che strumentalizza i reali problemi che le persone affrontano ogni giorno, per un mero tornaconto elettorale. Non si è riusciti ad affrontare serenamente la questione delle donne che entrano nel mare vestite, si è di fatto utilizzato un cavillo del piano regolatore per impedire a dei credenti di pregare. Invece di sostenere le cittadine e i cittadini musulmani, si è cercato di ostacolarli in tutti i modi. Invece di creare luoghi di dibattito e confronto nei quali cercare soluzioni condivise, si è preferito calcare l'effimera ribalta nazionale, facendo di ogni erba un fascio e mettendo in discussione la stessa esistenza di una religione che coinvolge più di due miliardi di pacifici fedeli nel mondo.
L'ultimo atto di questa storia è quello che avrebbe convinto la suddetta a scrivere un messaggio accorato al Pontefice, un po' come Caterina da Siena che si rivolgeva al "dolce Cristo in terra" per invitarlo a lasciare gli eretici avignonesi per tornare a Roma.
I parroci di Monfalcone - totale e piena solidarietà! - hanno sopperito alle clamorose mancanze delle amministrazioni comunali che si sono succedute negli ultimi anni e hanno messo a disposizione l'oratorio San Michele prima e ora alcuni locali adiacenti la chiesa della Marcelliana. Si è trattato di un gesto di ordinaria ospitalità, tali sale sono normalmente utilizzate da società sportive, gruppi culturali, compleanni o riunioni di condominio. Chi le usa, come è giusto, paga anche un affitto e le adatta alle proprie necessità. Cosa ci può essere di strano se in una riunione di preghiera, i musulmani coprono delle immagini che richiamano la professione di una fede diversa dalla loro? Cosa c'è di offensivo? Forse che le opere momentaneamente occultate sono state danneggiate o vilipese?
Proprio no e per questo il presunto scandalo non è altro che l'ennesimo tentativo di squalificare una grande religione di pace che la stragrande maggioranza dei cristiani non conosce minimamente. Ma è anche la dimostrazione della completa ignoranza degli stessi fondamenti della fede cristiana, incentrati sull'amore nei confronti del prossimo, sulla nonviolenza attiva e sull'accoglienza fraterna. Come pure è la mancanza di rispetto nei confronti del grande valore che è la laicità dello Stato democratico: date a Cesare quello che è di Cesare, date a Dio quello che è di Dio.
martedì 10 giugno 2025
I referendum e una sinistra da rifondare
Si capisce l'esultanza della destra, molto meno quella della cosiddetta sinistra. Come si fa solo a pensare che il raggiungimento di 14 milioni di votanti sia un successo?
In realtà è stato un vero disastro che dovrebbe suscitare molti ripensamenti, invece che arrampicamenti sugli specchi. Il 70% degli italiani non ha votato, il che significa che la destra ha approfittato della ghiotta occasione di attribuirsi una facile e prevedibile vittoria. E' stato inoltre un contributo alla sempre più evidente disaffezione a qualsiasi forma di votazione, tanto più a quella referendaria che - prevedendo l'obbligo del raggiungimento del quorum - rende di fatto un'opzione legittima e strategica quella dell'astensione (peraltro sollecitata in passato da tutti coloro che non condividevano l'uno o l'altro quesito, destra, sinistra, gruppi sociali e culturali, conferenza episcopale, ecc.).
Anche le percentuali dei sì e dei no sono da brividi e reclamano un'immediata approfondita riflessione politica. I quattro quesiti sul lavoro, come previsto, hanno ottenuto quasi il 90% dei consensi, dimostrando effettivamente che la questione suscita molto interesse, molto probabilmente anche in chi non ha ritenuto di votare, supponendo che in realtà un'eventuale vittoria dei sì non avrebbe modificato granché, stante l'attuale dettato legislativo.
Invece il quesito sulla cittadinanza ha avuto un esito veramente molto preoccupante, al punto da far ringraziare la sorte che ha consentito ai referendum di non raggiungere il quorum. Immaginando che buona parte della destra abbia disertatole le urne, ci si può chiedere che destino avrebbe avuto il quesito sulla riduzione dei tempi per l'ottenimento della cittadinanza da dieci a cinque anni? Questo forse è il dato più inquietante di tutti. A fronte di un quasi plebiscito da parte dei pochi votanti, il 65% di sì nel referendum numero cinque dimostra che la maggioranza degli italiani è di fatto contraria a qualsiasi facilitazione dell'accesso alla cittadinanza da parte dei migranti.
E questo è un dato su cui riflettere e su cui non impostare più solo campagne "contro" la destra o per destabilizzare un governo che, al di là delle ordinarie schermaglie, sembra ancora ben saldo. Occorre che ci siano proposte di ampio respiro, veramente e profondamente radicate nella tradizione della sinistra sociale, riguardanti le politiche del lavoro, dell'ambiente, dell'accoglienza, della casa. Siano proposte non calate dall'alto, avulse dai reali problemi che portano le persone a votare a destra o a non votare. Siano il rilancio di una visione complessiva del vivere sociale, in una prospettiva realmente anticapitalista, pacifista e internazionalista.
lunedì 2 giugno 2025
2 giugno, il primato della RES-PUBLICA sulla RES-PRIVATA
Un augurio a tutte e tutti! La Festa della "res publica" non esclude nessuno, se non chi ritiene che sia molto più importante la "res privata".
Celebrare il 2 giugno significa riprendere in mano almeno i primi dodici articoli della Costituzione: il lavoro come fondamento, quindi la partecipazione di ogni cittadino alla costruzione dello Stato, il potere che appartiene al popolo. Inoltre non si possono dimenticare la libertà di espressione, di culto e di pensiero, poi la protezione di coloro che bussano alle porte dell'Italia fuggendo dalla guerra e dalla fame, insieme al loro diritto all'accoglienza. Soprattutto, dati i tempi, è indispensabile ricordare il RIPUDIO della guerra come strumento di risoluzione dei problemi internazionali.
Ma la Festa della Repubblica è anche l'occasione per rivendicare il primato dell'interesse pubblico su quello privato, oppure - se si preferisce, ricordando intuizioni più che bimillenarie - la finalizzazione anche della proprietà privata alla destinazione universale delle risorse.
Al di là delle parole e degli spunti retorici che spesso si sprecano in queste occasioni, è veramente urgente che la Politica (con la P maiuscola) si affranchi dalla deriva privatistica che caratterizza l'attuale momento dell'Italia, dell'Europa e del Mondo. Solo per portare due esempi macroscopici, è evidente quanto la riduzione della Sanità e della Scuola a mere occasioni per generare profitti privati, ricostruisca quella divisioni tra classi che solo qualche anno fa si sperava fosse soltanto un brutto ricordo. Chi se lo può permettere, può ricevere un'istruzione adeguata per poter utilizzare le leve del Potere, gli altri dovranno accontentarsi del ruolo di comprimari. C'è il rischio di tornare al dettato della profetica Lettera a una professoressa della Scuola di Barbiana! E chi se lo può permettere, riceverà (o già riceve, ahimé) cure immediate ed efficaci, mentre gli altri dovranno prendere atto della fine della sicurezza dei Medici di Medicina Generale, delle file sempre lunghe per le visite urgenti, della deprivazione dei reparti ospedalieri a tutto vantaggio dei privati.
Ordunque! Se non si vuole rimanere nei soli enunciati di principio, occorre un soprassalto di convinzione e di coraggio. La rappresentanza politica dello Stato e delle amministrazione locali sia in prima fila nel difendere la RES PUBLICA e nel regolamentare quella privata. E le cittadine e i cittadini, chiamati a esercitare la propria sovranità attraverso gli strumenti messi a disposizione dall'attuale momento del sistema democratico, quando votano si ricordino e si interroghino sugli appetiti di chi propone la privatizzazione selvaggi come presunta soluzione di problematiche che appartengono a tutti.