martedì 29 settembre 2026

La condanna dei rapitori di Giulio Regeni

L'attesissima sentenza di condanna per il sequestro di Giulio Regeni, inflitta a tre agenti (su quattro) dei servizi segreti egiziani, induce ad alcune riflessioni.

La prima riguarda il comportamento dei familiari di Giulio, dell'avvocata Ballerini e della cosiddetta gigantesca scorta mediatica che si è formata fin dallo svolgersi degli eventi di dieci anni fa. Si è trattato di una mobilitazione di base senza precedenti che ha coinvolto centinaia di migliaia di persone, in Italia e in Europa e che ha permesso che si realizzasse l'impossibile: un vero e proprio processo contro i responsabili di un efferato delitto. Grazie alla tenacia di Paola e Claudio Regeni, un intero popolo si è messo in movimento, con tutti i mezzi possibili, per chiedere e ottenere verità e giustizia. Se quello di ieri non è stato il punto di arrivo, è stata comunque una tappa importantissima per ciò che concerne la storia della giustizia in Italia.

La seconda riflessione conduce in Egitto, il cui governo esce in modo catastrofico dalla sentenza. Nonostante l'incredibile affermazione del sempre più imbarazzante ministro degli esteri italiano, la condanna di tre 007 coinvolge direttamente gli apparati di potere. Non risultano infatti colpevoli degli elementi deviati, appartenenti alla criminalità comune, ma direttamente coinvolti in quanto espressione dei servizi segreti di uno Stato. Non è troppo difficile ipotizzare responsabilità ben più alte. La sentenza di ieri offre - a chi ancora ci creda - una ventata di speranza e di fiducia nei confronti dell'esercizio del potere giudiziario. Nessuno è esente dal dover rispondere di delitti spaventosi, neppure chi si trovi al comando di una Nazione o ritenga di godere di certificati di impunità.

E' vero che i condannati, con ogni probabilità, non sconteranno alcuna pena, a meno che non finiscano come alcuni innocenti misteriosamente trovati uccisi dopo essere stati accusati del delitto Regeni. Tuttavia la grandezza dell'azione svolta sta proprio nell'aver creduto negli strumenti della democrazia, come adatti ad affrontare e risolvere situazioni drammatiche come questa. Ora si tratta di non dimenticare quanto è avvenuto, non l'assassinio e non la mobilitazione generale che ne è seguita. Il caso giuridico del processo Regeni può e deve diventare un esempio di come sia possibile perseguire con tutte le forze possibili la verità e di conseguenza promuovere la giustizia. 

Si ha la speranza che in futuro situazioni simili - purtroppo tutt'altro che rare - possano essere risolte con minori difficoltà e con maggior disponibilità da parte delle istituzioni rispetto a quanto accaduto in questo caso. Anche perché non si troveranno sempre persone straordinarie come Paola e Claudio, legali eccezionali come Alessandra Ballerini o paesi coinvolti e coinvolgenti come Fiumicello, capaci di mantenere altissimo il livello dell'attenzione per oltre dieci anni di sofferenza e di lotta.

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