lunedì 23 febbraio 2026

Un NO consapevole, ma senza radicalizzare il bipolarismo

Personalmente - l'ho scritto e l'ho detto più volte, al referendum voterò NO e cercherò di convincere le persone a fare altrettanto.

Lo farò perché ritengo che sia una riforma sbagliata, che il raddoppio del csm sia un'inutile moltiplicazione di enti senza che il prodotto cambi, che l'Alta Corte sia un organo dotato di eccessivo potere, che il sorteggio non sia adeguato come metodo di scelta in ambito parlamentare. Soprattutto penso che i cambiamenti più importanti della Carta Costituzionale non si possano attuare a colpi di maggioranza relativa (come purtroppo già accaduto più volte in passato). Devono essere invece oggetto di un  lungo lavoro di discussione e approfondimento tra le parti, per arrivare a un'approvazione pressoché unanime, senza ricorsi a referendum confermativi. 

Tuttavia, non me ne vogliano quelli che voteranno come me, non credo che gli "altri" siano, consapevolmente o meno, poco perbene, falsi e menzogneri, collaboratori e fiancheggiatori di mafiosi e criminali. Penso molto più semplicemente che abbiano un'idea diversa dalla mia e che - comunque vada a finire il referendum - dal giorno dopo dovremo recuperare qual modo costruttivo e dialogico di fare politica che nel primo dopoguerra ci ha regalato la nascita della Repubblica democratica fondata sulla sovranità popolare. Una sana e accesa dialettica su tutti i temi nazionali e internazionali, non deve necessariamente sconfinare in un ininterrotto scontro a tutto campo.

C'è stato il covid e ci si è divisi in due. Chi era a favore del vaccino, era considerato da chi era contro una sorta di incosciente liberticida, se non potenzialmente assassino. Chi invece era contrario, era additato come una specie di untore, causa diretta della malattia e della morte di tante persone. A fronte della sostanziale, quasi generale ignoranza degli argomenti, non si potevano avere dubbi, subito si era inquadrati nella schiera dei difensori di una scienza prezzolata e disumana o all'opposto in quella dei ciarlatani terrapiattisti.

C'è stata la guerra tra la Russia e l'Ucraina e ci si è divisi in due. Chi invitava a cercare le ragioni dell'aggressione russa e proponeva di investire sui negoziati e non sulle armi, veniva considerato immediatamente un "pacifinto" se non esplicitamente un putiniano assetato di sangue. Chi invece cercava di richiamare almeno la necessità di ascoltare le presunte ragioni del popolo ucraino, veniva subito inquadrato tra gli utili idioti sostenitori di Zelenskj. Anche in questo caso, a fronte della sostanziale impossibilità di avere sufficienti cognizioni di politica internazionale e dei mastodontici interessi che stanno alla base delle scelte, il dubbio era ed è considerato una debolezza. E' un lusso che non ci si può permettere, senza essere accusati di sostenere gli aggressori o viceversa di dimenticare ciò che i russi hanno subito in Crimea e nel Donbass da parte degli ucraini negli anni precedenti. 

E ora c'è il referendum sulla riforma degli articoli 104 e 105 della Costituzione, riguardanti la Magistratura. Anche in questo caso, è difficile possedere sufficienti nozioni di diritto costituzionale per poter esprimere un proprio libero parere sufficientemente informato. Ci si deve fidare delle autorità, sulla base di un pregresso giudizio di fiduciosa vicinanza politica e spesso anche umana. E ci si divide di nuovo radicalmente. Non si discute tanto nel merito della Riforma, quanto delle malefatte della parte opposta alla propria. Ciascuno accusa specularmente l'altro di diffondere menzogne, di favorire i giochi di potere degli uni o gli intrallazzi mafiosi degli altri, di volere il trionfo dei forcaioli o viceversa di voler affondare la democrazia. Si diffondono sondaggi ad hoc, con numeri sparati da una parte all'altra per generare un consenso basato sull'ermeneutica matematica, piuttosto che sulla forza del convincimento. E anche questa volta, non si può abbassarsi a dialogare con il "nemico", perché non è uno che ha una posizione diversa dalla mia, ma è uno che sta dalla parte opposta, vuole la mia distruzione e quindi lo devo in ogni modo combattere, possibilmente con le sue stesse armi.

Ma è proprio necessario radicalizzare in questo modo il bipolarismo? Non si rischia di trascinare la società in una sorta di incomunicabilità tra le parti, separate da abissi insormontabili? Non c'è il pericolo di perdere ogni possibilità di dialogo costruttivo, se non si è in grado di discutere, rispettando - anche se ovviamente non condividendo - il punto di vista dell'altro? Se ritengo che la mia posizione sia l'unica vera o se sono convinto di essere dall'unica parte indiscutibilmente giusta, non espongo forse la comunità a una sorta di guerra di religione, nella quale ogni parte ritiene di avere solo dalla sua l'Assoluto? Le madri e i padri Costituenti non ci hanno dato un esempio molto diverso, quando hanno scritto la nostra splendida Costituzione, mirabile sintesi, scaturita dal confronto dialettico fra molto diverse concezioni della vita e del mondo?

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