Quella nella foto è una manifestazione del Primo Maggio, a Torino, una decina di anni fa...
Il corteo di protesta è una forma di democrazia partecipativa. Si vuole dare forza, attraverso una folla numerosa, consapevole e convinta, a un dissenso importante nei confronti di chi governa un Paese, chiunque egli sia. Nei casi in cui non si tratti semplicemente di una specie di rito collettivo, la manifestazione è oggettivamente temuta dal Potere, perché demolisce l'immagine di consenso generalizzato che ogni "capo" vorrebbe accreditare. Più di ogni altra, "disturba" la protesta pacifica di decine, centinaia di migliaia di persone che - scandendo slogan e sventolando bandiere - gridano all'unisono la loro rabbia e proclamano il loro desiderio di governanti e di leggi migliori.
Ho partecipato personalmente a numerose di queste manifestazioni, potrei dire che in tutte - a posteriori - è chiaro che "avevamo ragione noi!". Ero a Genova, al G8, là dove per la prima volta fu portato in Italia il sistema di repressione precedentemente attuato in altri Stati tutt'altro che democratici. Giovani e adulti, provenienti da ogni parte d'Europa e del Mondo, si incontrarono per una lunga, spettacolare settimana, offrendo ai responsabili del G8 studi approfonditi su un post-capitalismo dal volto umano. La loro istanza fu soffocata nel sangue. Qualche decina di personaggi incappucciati - mai identiticati successivamente - misero a ferro e fuoco la città, innalzando al massimo il livello della tensione e dello scontro, fino alla guerriglia urbana provocata dalla polizia con il lancio sistematico dei candelotti lacrimogeni, i manganelli ritmati sugli scudi di plexigass e le speventose tenute antisommossa. Invece di incarcerare i violenti, tranquillamente spariti dalla scena, ci fu l'assalto alla caserma Diaz, una vera mattanza di indifesi pacifisti, una vergogna planetaria per l'Italia dell'era Berlusconi. Ma l'obiettivo era stato raggiunto, l'enorme e straordinaria protesta civile era stata soffocata e silenziata. E il capo delle operazioni di polizia fu ben presto... rimosso? direte voi... no, promosso a un grado ben più alto di carriera.
Da allora lo stesso accadde molte altre volte, nelle contestazioni relative all'intervento militare in Iraq, in quelle gradiscane contro l'apertura dell'allora chiamato cpt (poi cpta, cie e adesso centro per il rimpatrio - quanta ragione si aveva a non voler vedere le sbarre da circo che chiudono ogni spazio della caserma ex Polonio!!!) e in tantissime altre. Nel momento topico, quando la manifestazione raggiunge il suo culmine - spesso trasformata in festa con la presenza di famiglie e bambini - arrivano i "mascherati", lanciano sassi, qualche fumogeno, provocano la polizia che - abbassate le visiere dei caschi - inizia sistematica l'opera di repressione. Intendiamoci, non contro i violenti, ma contro tutti gli altri, inermi spettatori passivi che assistono all'annientamento delle loro ragioni a causa di quel manipolo di sconosciuti, totalmente estranei alla realtà degli organizzatori. E il giorno dopo, non si trova nessuna parola alla tv o sui giornali sulla forza di un grande momento di popolo. Si ascolta e si legge invece della difesa del Potere, che con la scusa di difendere la sicurezza, l'Ordine Pubblico e i suoi rappresentanti, invoca leggi draconiane e ipotizza un drastico giro di vite per impedire, per quanto possibile, ogni dissenso.
Le notizie degli "scontri" di ieri a Torino hanno riaperto occhi e memorie. Un gigantesco, inatteso corteo, ha marciato per le vie della città contestando la chiusura di un centro sociale, luogo di confronto e di cultura al servizio della collettività. Era un segno troppo grande per lasciargli un'espressione così clamorosa ed efficace. L'unico modo per disinnescarne la forza era quello di trasformare una protesta del tutto pacifica in uno dei soliti macelli, suscitando l'indignazione di un'opinione pubblica assuefatta e alla ricerca esclusiva della pace dei sensi e offrendo ai governanti l'occasione per organizzare la repressione: scudo penale per i poliziotti, fermo di polizia senza diritti, addirittura qualcuno ipotizza di sparare ordinariamente a chi protesta con i pallini di gomma, "quelli che non feriscono ma fanno molto male" (citazione - ahimé - da un'intervista rilasciata dal sindaco di Trieste), ecc. ecc. Intanto il poliziotto "pestato e con la testa massacrata da un martello" riceve in ospedale la visita di un'affettuosa Meloni e subito dopo - bene per lui - viene tranquillamente dimesso. Nel frattempo, nessuna notizia dei terribili "assalitori", se non del genericissimo arresto di "un ventiduenne di Grosseto" presentato - ammesso che esista - come il colpevole di ogni efferatezza.
Insomma, sempre no alla violenza, in tutte le sue forme, ma veramente è tempo di forte vigilanza! Attenzione, in nome dell'ordine e della disciplina, nell'invocazione di "santa sicurezza" è la violenza di Stato che ha favorito e realizzato i più sanguinosi rovesciamenti delle più fragili democrazie.

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