Lo scorso 9 febbraio sono stato a Montechairugolo. Dove è? Si chiederanno in molti. A due passi da Parma, è un ampio Comune, suddiviso in numerose frazioni, che conta più di 11.400 abitanti. Ci sono molti motivi per andarci: le rinomate Terme di Monticelli, numerose chiese e luoghi d'arte, soprattutto un castello rinascimentale, divenuto per qualche istante famoso nel corso delle guerre napoleoniche. Un piccolo fatto d'arme - un morto (povero lui), un paio di feriti - tra i difensori del paese e una guarnigione sbandata di austriaci. Piccolo fatto d'arme, ma che ha meritato, da parte di un certo Napoleone Bonaparte (sì, proprio lui!), niente meno che la bandiera con i colori bianco rosso e verde, diventata ben più famosa quando sventolata successivamente dalla peraltro assai vicina Reggio Emilia. E, naturalmente, si mangia molto bene, soprattutto grazie all'inconfondibile formaggio, neanche a dirlo, "parmigiano".
Tutto questo non è solo per raccontare una delle tante storie viandanti di questo blog (andate, se potete, a Montechiarugolo!), ma per sottolineare come sia possibile parlare della Giornata del Ricordo senza lasciarsi trascinare da posizioni preconcette, quasi sempre avulse dalla delineazione del contesto storico. In effetti, l'amministrazione comunale mi ha chiamato a raccontare la storia intera, così come deve essere per poter comprendere, per quanto possibile, gli avvenimenti. Per questo si è parlato un po' di tutto, dalla dominazione austro-ungarica alla prima guerra mondiale, dai lutti e dalle devastazioni provocati prima dal fascismo e poi dal nazifascismo alle tragedie della seconda guerra mondiale, dalla caduta del fascismo alla Shoah, dal ruolo europeo e internazioalista dell'esercito di liberazione jugoslavo alle deportazioni del maggio 1945, dal Trattato di Parigi al cosiddetto esodo di una parte degli italiani dall'Istria e dalla Dalmazia. L'interesse dei presenti è stato molto alto, anche grazie all'ottima conduzione dell'assessora Laura Scalvenzi e alle sapienti parole introduttive del sindaco Daniele Friggeri.
La zona è orgogliosamente antifascista. Ovviamente si parla della maggior parte dei cittadini, non di tutti, certo. Ma mi ha fatto piacere sentir raccontare delle "barricate" di Parma che hanno impedito alla marcia su Roma di attraversare la città e vedere tanti segni che ricordano la lotta partigiana. E anche sulla stessa linea, mi è sembrato un fatto alquanto originale, quello di ricordare Basovizza non soltanto per la foiba (che poi foiba non è), ma anche per il primo processo-farsa di Trieste e la fucilazione di quattro giovani sloveni, il 6 settembre 1930, rei di aver rivendicato il diritto di parlare la propria lingua e di non voler vedere calpestata l'identità culturale slovena. Forse, Montechiarugolo è il primo Comune italiano - almeno fuori dall'ambito della Venezia Giulia - a ritenere di inserire nella toponomastica un ricordo degli "junaki", gli "eroi" uccisi dal tribunale fascista a Bazovica. Tutto ciò consente di non dimenticare e di rispettare la sofferenza di ogni persona, senza però astrarsi dalla necessità di un giudizio storico oggettivo, in grado di discernere colpe e responsabilità, vincitori e vinti, vittime e carnefici.
Dallo scorso 9 febbraio, nella Biblioteca della frazione di Monticelli ci sarà anche una copia del Documento congiunto degli storici italiani e sloveni (dell'anno 2000), punto di riferimento importante per avviare una ricerca storiografica non viziata dai pregiudizi e delle emozioni, ma dal rigore dell'autentica ricerca della verità.

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