Nel suggestivo cimitero acattolico di Roma, all'ombra della piramide Cestia, c'è la tomba di Antonio Gramsci. E' una memoria che proprio attraverso la semplicità ed essenzialità evoca la grandezza di un uomo da riscoprire e rivalutare.
Ha cercato di farlo, con una forza espressiva travolgente, Angelo D'Orsi, che ha presentato lunedì sera al Kulturni dom di Gorizia il suo "Gramsci mai visto". Due ore e mezza di teatro sono trascorse in un battibaleno, tanto la narrazione - commentata dagli splendidi momenti musicali proposti da Gabriella Gabrielli con il gruppo Gorzae - ha avvinto gli spettatori, dall'inizio alla fine.
Si è scoperta la storia di un uomo che ha attraversato da assoluto protagonista i primi difficilissimi decenni del XX secolo. L'infanzia vissuta nella povertà non impedisce la formazione di una mente vivace e di una straordinaria passione per la ricerca e per lo studio.
I percorsi geografici e politici portano Antonio prima a Cagliari poi a Torino, dove avviene l'incontro con il mondo del socialismo e con i compagni che condivideranno con lui la complessa svolta di Livorno del gennaio 1921, con la creazione del Partito Comunista d'Italia. Segue il soggiorno biennale a Mosca, descritto con emozione nella duplice dimensione della formazione ideologica nell'ancora infante Unione Sovietica e dell'esperienza affettiva che determinerà molti aspetti della sua vita interiore.
C'è poi il breve passaggio per Vienna, prima dell'inattesa elezione al Parlamento italiano. La descrizione della tragedia della legislatura che ha visto il concretizzarsi dell'incubo fascista è stata complementare con quella dell'arresto, del misero soggiorno a Regina Coeli e della deportazione nell'isola di Ustica. Come in un profondo romanzo esistenziale, i fatti si intrecciano con le riflessioni e, sia pur nella difficoltà estrema della reclusione, Gramsci riesce a elaborare un pensiero complesso, affidato alla lettura, all'interpretazione e all'azione di chi sarebbe sopravvissuto alla dittatura di Mussolini. Molti dei passaggi strategici e politici, riproposti magistralmente da D'Orsi, sono apparsi portatori di un'impressionante attualità. Certo, occorre riprendere in mano questo grande pensiero e adattarlo alla situazione non meno inquietante del nostro tempo.
Particolarmente efficace è stata la presentazione della figura dell'intellettuale organico. La sottolineatura continua della necessità di una formazione non soltanto ideologica, ma anche artistica, letteraria e in genere culturale, ha richiamato alla memoria il desiderio di riportare l'autentica Filosofia - intesa come consapevolezza della propria identità e del proprio ruolo nel mondo - alla base e al fondamento di ogni agire, individuale e collettivo.
Antonio Gramsci, sollecitato anche dalla contemplazione della catastrofe della prima guerra mondiale e dalla speranza suscitata dalla rivluzione russa, ha compreso prima e più di tanti altri l'indispensabile necessità dell'internazionalismo socialista, come possibilità alternativa al razzismo, al classismo e al nazionalismo.
Insomma, quella al Kulturni è stata un'eccezionale serata di richiamo alla pace e alla giustizia sociale, per la quale non resta che rivolgere un sentito grazie ad Angelo D'Orsi. Il suo svolgimento ha soffocato con i fatti un'inutile polemica accesa nei giorni precedenti dal movimento dei Radicali Europei che avevano criticato il presidente del centro culturale per aver invitato a esibirsi sul palco una persona che sul conflitto russo-ucraino ha espresso idee diverse dalle loro. Si è trattato di un'osservazione fuori posto, perché assolutamente non pertinente con il tema trattato nella serata, ma soprattutto perché rivolta a un ente - il Kulturni dom appunto - universalmente riconosciuto come un luogo aperto a qualsiasi tipo di approfondimento e di confronto, senza reticenze e senza censure.

"la Storia insegna, ma non ha scolari".. una serata intensa ed emozionante, sembrava di sentir parlare dell'Oggi, ma possibile che non si possa imparare dagli eventi di Ieri?
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