giovedì 30 luglio 2020

Chiusura dei valichi minori? Un'assurdità...

La proposta di chiudere i valichi minori tra Friuli Venezia Giulia e Slovenia è una delle sciocchezze più grandi ascoltate in questo periodo. Tra l'altro è un'azione che farebbe soffrire solo le popolazioni residenti, senza aggravare la già difficile condizione dei richiedenti asilo.
E' una sciocchezza sul piano morale, perché l'associazione tra migranti e covid-19 è stata già scientificamente dimostrata priva di alcun fondamento. Pertanto il "blocco" invocato appare soltanto come un'ulteriore penalizzazione di tante povere persone che hanno affrontato ogni sorta di avversità per poter sperare in un futuro migliore. Una parte dei migranti fra l'altro, a causa di un'assurda interpretazione delle norme sostenuta dall'attuale governo Conte (strana par condicio a scapito dei viandanti sulla rotta balcanica!), appena rintracciata in Italia, viene rispedita in Slovenia, poi in Croazia e poi in Bosnia.
Ma la proposta è sciocca anche sul piano storico e logico. 
I valichi minori sono già chiusi dallo Stato sloveno. C'è un cartello che vieta il passaggio a tutti coloro che non fanno parte delle Repubbliche di Slovenia e d'Italia (sulla legittimità di un simile divieto, esteso anche a tutti gli altri abitanti della Comunità europea, ci sarebbe molto da ridire). Inserire gli orribili blocchi e le reti che hanno diviso tutto il territorio nei mesi della chiusura a causa del coronavirus vorrebbe dire interrompere di nuovo quel clima di costruzione di percorsi unitari nella diversità tanto invocato anche dal governo regionale e dalle amministrazioni comunali di centro destra e destra.
Inoltre nessun migrante che voglia arrivare in Italia senza farsi sorprendere dalle guardie di confine, attraverserebbe la linea di demarcazione attraverso i valichi locali, cercando piuttosto di passare attraverso i boschi o le alture ovviamente impossibili da presidiare per oltre centocinquanta chilometri. E se volesse semplicemente chiedere protezione internazionale, passerebbe con convinzione attraverso i valichi principali rivolgendo subito domanda alla polizia di frontiera. Certo, appunto la teoria illegale dei respingimenti - chiamati più dolcemente riammissioni - in Slovenia, favorirà i percorsi dell'illegalità e della clandestinità, esponendo profughi e popolazioni locali a spiacevoli possibili inconvenienti, stante l'impossibilità di controlli umanitari e sanitari di qualsiasi tipo.
Infine, ma non è affatto argomento meno importante, la chiusura dei valichi minori riaprirebbe antiche ferite e renderebbe sempre più difficile il percorso di reciproca integrazione fra le genti che vivono intorno al con-fine. Tanto più sarebbero penalizzate "le" Gorizia, difficilmente in grado di convincere la commissione ad hoc della bellezza della candidatura comune alla capitale europea della cultura 2025. Come poter invocare l'unità nella diversità tra due/una città di nuovo clamorosamente divise dalle barriere di frontiera?     

mercoledì 29 luglio 2020

Uno sguardo dal futuro. Nessuno potrà dire di "non sapere"...

Tra qualche decennio probabilmente ci saranno i pellegrinaggi sulle coste del Mediterraneo e in alcuni centri dei Balcani. E ci sarà qualche insegnante che spiegherà a classi attonite di ragazzi che "difficilmente si può dire che non se ne erano accorti, ma in realtà quasi nessuno ha fatto niente per evitarlo".
Così si dirà di fronte al fenomeno delle guerre, quando ci si chiederà come sia possibile che gli Stati che inneggiano oggi alla pace e alla civile convivenza tra i popoli, siano tra i più importanti costruttori e venditori di armi ai Paesi impegnati in guerre sanguinose ovunque. Ci si domanderà perché non ci si sia accorti che le rotte dei migranti, ritenuti incredibilmente una terribile minaccia per l'europa, sono determinate proprio da quelle guerre e dalle malefatte delle mafie internazionali con le quali si continuano incessantemente a intessere contratti. Ci si chiederà come mai il Governo italiano, dopo aver con sollievo esautorato il razzismo della Lega, non abbia immediatamente cancellato le norme da essa imposte e abbia invece venduto navi militari all'Egitto, senza pretendere in cambio almeno verità e giustizia per Giulio Regeni e Patrick Zaky.
Quando poi si ricorderà il finanziamento della Guardia Costiera libica e il "ringraziamento" di questa con l'assassinio di profughi costretti a rientrare sul Continente e poi fucilati mentre tentavano di fuggire, i ragazzi alzeranno le mani e porranno l'interrogativo se ciò fosse accaduto per stupidità, per cecità o per interesse. E quando si passeranno in rassegna i morti e i feriti sulla rotta balcanica, probabilmente raggruppati per numero e nazionalità dal momento che a essi non sembra riservata neanche la dignità di portare un nome, qualcuno penserà che la responsabilità sia stata solo di Stati dittatoriali e assolutisti. Si spiegherà allora che no, si trattava di alcuni tra i più avanzati Stati europei e che tra essi anche l'Italia, a quel tempo governata da sedicenti antirazzisti, aveva contribuito a respingere i poveri richiedenti asilo, rintracciandoli sul proprio territorio, consegnandoli alla Slovenia, questa alla Croazia e poi - dopo una sequela di torture e umiliazioni - rispediti in Bosnia (che cosa sia accaduto dopo, nella Bosnia stra-affollata di profughi nel "cuneo" di Bihac, al momento non lo sappiamo ancora, come non sappiamo che fine faranno i milioni di"ospiti" dei campi di concentramento di Erdogan in Libia...).
Di fronte a tutti questi orrori, qualcuno dirà di "aver obbedito agli ordini", qualcun altro sosterrà che tutto è accaduto "a sua insaputa". Un tragico ritornello di un disco tragicamente già ascoltato. Intanto decine di migliaia di esseri umani, donne, uomini e bambini, riposeranno in pace sul fondo del Mediterraneo, nelle sabbie del Sahara e tra i boschi dei Balcani. Amen.

martedì 28 luglio 2020

Erdogan, se volevi fare il serio...

Dall'ottimo blog piazzatraunikgorizia, si propone oggi un'assai interessante riflessione di Martina Luciani su Erdogan e Santa Sofia di Istanbul. Originale e assai avvincente il riferimento al geomante (o geo-amante, come propone Martina)sloveno Marko Pogačnik.
https://piazzatraunikgorizia.blogspot.com/2020/07/erdogan-se-volevi-fare-sul-serio-dovevi.html

lunedì 27 luglio 2020

Voci tremende dai reclusi: non cpr, né a Gradisca né altrove...

Dal sito nofrontierefvg.noblogs.org, dove si trovano molte informazioni su ciò che sta accadendo nei cpr italiani, in particolare in quello di Gradisca, testimonianze impressionanti di violazione dei diritti e della dignità delle persone. Da leggere!
Al Cpr di Gradisca negli ultimi giorni ci sono stati altri incendi e molti dei reclusi hanno subito una repressione molto violenta. Uno di loro è stato allontanato per essere picchiato e ed è stato costretto a dormire su una rete di ferro senza materasso.
In seguito a questo ennesimo episodio di violenza da parte dei poliziotti, la quasi totalità dei reclusi delle zona Blu del Cpr, una cinquantina di persone, è entrata in sciopero della fame.
Ci raccontano che le f.d.o. hanno punito quasi tutti gli scioperanti con botte pesantissime: un ragazzo tunisino, in particolare, è stato portato all’ospedale e nel corso della mattinata sono arrivate almeno due ambulanze per altri detenuti a cui è toccata la stessa sorte.
Da quello che ci raccontano dall’interno del centro, le telecamere sono state oscurate, per non far rintracciare alcuna prova dei fatti, e le persone sono state portate in un luogo isolato prima di essere picchiate.
Riceviamo delle foto che testimoniano quanto accaduto, ma ci viene chiesto esplicitamente di non pubblicarle per non mettere in pericolo le persone coinvolte e per non far preoccupare ulteriormente le loro famiglie.
M., un ragazzo egiziano è stato picchiato dalle guardie in seguito agli incendi poi si è autolesionato per protesta.
Un altro ragazzo egiziano da due settimane soffre di un fortissimo mal di denti, ma non ha ancora ricevuto alcuna assistenza medica.
Ci raccontano poi che quando Orgest Turia è morto in CPR e H. è andato in terapia intensiva, i quattro compagni di cella e testimoni sono stati trattenuti in una stanza per 24 ore senza cibo. Uno di loro è stato buttato a terra e preso a calci perché aveva osato uscire dalla cella per andare in bagno senza chiedere permesso.
Recentemente, è diventato più pericoloso filmare quello che avviene dentro il CPR e inviarlo fuori.
In generale, i detenuti ci parlano di condizioni esasperanti e di trattamenti mai subiti, nemmeno in carcere, per chi di loro ci è stato. Molti di loro non riescono a dormire, né a mangiare. Gli incendi per protesta sono all’ordine del giorno e molti di loro finiscono per respirare molto fumo e stare male anche per questa ragione. Stando a quanto ci raccontano, le conseguenze per gli atti di protesta sono quasi sempre pestaggi da parte delle guardie del centro e vari atti intimidatori, tra cui denunce per resistenza a pubblico ufficiale o danneggiamento.

Abbandono di capannoni, bomba a orologeria.

Riprendendo un'interessante conferenza promossa dal Forum per Gorizia al Kulturni dom a metà luglio, c'è da rilevare la debolezza della situazione normativa attuale. Se infatti la tavola rotonda ha evidenziato, con interventi alquanto competenti e precisi, le rotte della criminalità organizzata nella gestione dei rifiuti, ha anche toccato - sia pur in modo marginale - la questione delle criticità ambientali non immediatamente criminogene.
Sono migliaia infatti in Italia - anche in Friuli Venezia Giulia - i luoghi abbandonati, lasciati nel nulla a deturpare il paesaggio, non senza gravi rischi per gli abitanti dei territori.
La maggior parte delle volte si tratta di capannoni utilizzati inizialmente per uno scopo, poi rivenduti a società sempre meno identificabili, normalmente strapieni di rimanenze industriali impossibili ormai da riciclare. Si tratta di enormi quantitativi di balle di carta, rotoli di materiali plastici lasciati in balia delle intemperie, lamiere di ferro e acciaio testimoni di tempi di gran lunga migliori. Nel cosiddetto "triangolo della sedia" ce ne sono tante di situazioni del genere e nessuna sembra poter o voler intervenire. Normalmente non si trovano rifiuti tossici, immediatamente dannosi per la salute o per l'ambiente, ma sono pur sempre materie alquanto infiammabili e spesso un incidente fortuito o un atto deliberato potrebbe trasformare delle brutture apparentemente innocue in vere e proprie bombe ecologiche.
Perché nessuno si muove?
Il compito di ripristinare in modo corretto i siti danneggiati appartiene naturalmente ai proprietari. Ma il gioco del domino dei trasferimenti societari rende quasi impossibile reperire nomi e cognomi ai quali rivolgersi. E anche ammesso che ciò si possa fortunatamente verificare, è altrettanto quasi impossibile che soggetti almeno ufficialmente ridotti ai limiti dell'assistenza sociale possano imbarcarsi in un'azione che si preannuncia costosissima.
L'ente pubblico, a questo punto, deve trasmettere un'ordinanza ai suddetti soggetti. I casi sono tre. Nel primo non sarà possibile reperire nessuno e l'ordinanza cadrà nel vuoto. In questo orizzonte, per legge, il Comune (o chi per lui) dovrà intervenire con i propri mezzi economici, dilapidando praticamente tutto il proprio avanzo di bilancio senza alcuna possibilità di ricevere contributi esterni, essendo effettuato l'intervento su area privata. Tra l'altro sarà necessario previamente acquisire tutte le autorizzazioni possibili di assicurazione e ingresso in aree pericolose e non di proprietà.
Nel secondo caso si può risalire a un proprietario che sarà ben felice di liberarsi di un simile impiccio, rifilando all'ente pubblico una marea di debiti pregressi che andrebbero in questo modo a interferire sulle tasche dei contribuenti.
Quello che manca è una normativa che riconosca la valenza pubblica del paesaggio e quindi il reato ambientale non solo di chi inquina direttamente acqua o aria, ma anche di chi abbandona rifiuti inevasi in capannoni o piazzali all'aperto. Il Comune dovrebbe essere messo nella possibilità di requisire un'area per manifesta incapacità di custodirla da parte del proprietario. E a quel punto, acquisita la zona, potrebbe cercare nel "pubblico" sovvenzioni europee, italiane e regionali per poter ottemperare all'obbligo di ripristino e di bonifica.
Ma questa legge non c'è e fino a quando non sarà scritta, sarà purtroppo necessario continuare a lamentarsi, osservando il progressivo impressionante deterioramento di territori che un tempo erano il fiore all'occhiello della "piccola industria" del profondo Nord e ora sono ininterrotte teorie di squallide e malinconiche cattedrali nel deserto.

sabato 25 luglio 2020

Migranti vilipesi, testimonianze dalle vie del mare e della terra...

Il giornalista Nello Scavo
Schiavone, Scavo, Metz, Luchetta
Venerdì 24 luglio, nell'ambito del festival Lunatico di Trieste, si è parlato di migranti con l'aiuto di quattro persone, ciascuna di esse competente in un settore specifico della questione.
Introdotti da Daniela Luchetta, che ha presentato le ragioni dell'assegnazione dell'annuale premio giornalistico in ricordo del marito Marco, hanno parlato Alessandro Metz, Nello Scavo e Gianfranco Schiavone.
Il primo, armatore di Mediterranea, ha presentato le azioni di salvataggio in mare della nave Jonio, dialogando con il giornalista, ospitato per alcune settimane l'anno scorso a bordo, per documentare la ricerca, l'incontro e le persone salvate. E' davvero impressionante pensare che donne e uomini che perlustrano le acque internazionali per intercettare i gommoni carichi di esseri umani alla deriva, possano essere destinatari di accuse d'ogni tipo. Barche che ospitano migranti altrimenti destinati a morte certa, vengono sequestrate dopo aver costretto profughi ed equipaggi ad attese snervanti e assai pericolose. Impedire a chi va per mare di salvare i propri simili è un crimine del quale un giorno tutti saremo chiamati a rendere conto, tenuto conto delle decine di migliaia di cadaveri sepolti nella tomba azzurra del Mediterraneo e delle migliaia che perdono la vita nella cosiddetta rotta balcanica.
Di questa ha parlato uno dei più competenti giuristi italiani, Gianfranco Schiavone, che ha proposto alcune similitudini e differenze tra la situazione creatasi davanti alle coste della Libia e quella relativa ai confini tra Turchia e Grecia, tra Grecia e Macedonia e poi Bosnia, tra Croazia e Bosnia, tra Slovenia e Croazia e infine.,. clamorosamente tra Italia e Slovenia. Il fatto nuovo che si è verificato negli ultimi mesi è stato il fenomeno delle "riammissioni" dei richiedenti asilo giunti sul territorio italiano, in realtà "respinti" in Slovenia. La ministro Lamorgese ha voluto vantare come un successo il funzionamento di tale sistema che non trova alcun fondamento nelle attuali legislazioni europee. Chi arriva, dopo aver affrontato disagi di ogni sorta, oltre l'ultimo agognato confine, viene riaccompagnato senza troppi complimenti dall'altra parte. Dalla Slovenia una corriera riporta i malcapitati in Croazia, da dove - dopo torture, botte e maltrattamenti a volontà - vengono rispediti al punto di partenza, nella zona di Bihac ormai in gionocchio per la presenza di decine di migliaia di persone disperate. E' incredibile e inaccettabile. Se ciò che accade in Libia dipende da sciagurati accordi del passato che la politica "della discontinuità" tarda a cancellare, la teoria delle riammissioni in Slovenia è stata inventata da questo governo, che ne diventa non solo complice ma anche iniziatore.
Gli interventi di Metz e Schiavone hanno ampliato l'avvincente riflessione del giornalista di Avvenire Nello Scavo, premio Luchetta 2020, senz'altro il rappresentante della stampa più esposto nell'ambito della ricerca della verità sui traffici di persone tra Libia e Italia e non solo. Il suo racconto è partito dalla storia del piccolo "Simba", trasferito da una nave all'altra, dalle braccia dei soccorritori a quelle dei membri della Guardia Costiera italiana in una notte di vento e onde altissime della scorsa estate. Scavo ha evidenziato i punti di incongruità tra la produzione e vendita d'armi italiane a Paesi in guerra e modifica delle rotte dei profughi verso l'Europa. Ha poi raccontato l'assurdità di decisioni come il rifinanziamento della cosiddetta guardia costiera libica da parte del Parlamento italiano, nonostante tutti i reportage che dimostrano l'attività gravemente illegale e disumana che viene svolta da molti suoi rappresentanti. Lo Stato finanzia i capi libici e nel contempo investe soldi per dare una scorta al giornalista che più di ogni altro ha saputo scoprire e manifestare la verità sui loro traffici e sui loro rapporti anche con realtà istituzionali italiane.
Serate del genere non servono solo ad ampliare gli orizzonti di chi ha la fortuna di poter partecipare, sono anche una dimostrazione di come sia possibile iniziare a mettere in discussione un'ingiustizia sistemica grazie al coraggio di chi fa fino in fondo il proprio dovere, al servizio dell'umanità, nel caso specifico nobilitando il ruolo dell'armatore navale, del giurista e del giornalista d'inchiest 

giovedì 23 luglio 2020

In memoria di Stefano e in difesa dei centri estivi

Quando si organizzano campi o centri estivi per bambini e ragazzi si sa che si può andare incontro a incidenti, più o meno gravi.
Quest'anno - derogando purtroppo a quello che avrebbe dovuto essere compito della scuola chiusa a fine febbraio e non riaperta almeno fino a settembre - decine di migliaia di giovanissimi hanno potuto trascorrere qualche settimana di serenità e di istruzione alternativa attraverso i centri estivi. I Comuni hanno ricevuto un mare di soldi per questo e hanno organizzato attività in proprio, con convenzioni con cooperative specializzate o con accordi con parrocchie e altri enti aggregativi.
Le persone a cui sono stati affidati i partecipanti sono stati educatori professionali ordinariamente sottopagati (salvo poi ritrovarsi con entrate di bilancio impreviste da far rifluire nell'avanzo generale), dipendenti di cooperative regolarmente costituite e a volte anche animatori volontari guidati da esperti in materia.
Non è solo l'anno del covid-19 ad aver visto queste forme di organizzazione. Centinaia di migliaia di ragazzi, invitati da parrocchie, comuni, scout e associazioni d'ogni tipo, hanno potuto usufruire di vacanze al mare, in montagna e in città. Oggi giustamente molte regole inquadrano queste forme di "campeggio" in schemi professionali e assicurativi che garantiscono sicurezza e controllo. Fino a non molti anni fa tutto era basato sulla buona volontà e sul rischio degli organizzatori, un po' fideisticamente affidati all'assistenza degli angeli custodi.
Ecco, tutto questo per dire che qualche volta anche gli angeli custodi si possono distrarre e anche se tutti si impegnano per evitare qualsiasi disagio, può accadere ciò che nessuno vorrebbe, la tragedia irrompe nella naturale allegria del campo o del centro e tutto comincia ad assumere i contorni dell'irrealtà. Dapprima il silenzio attonito circonda un intero territorio e prevale il senso di profonda solidarietà nei confronti dei familiari di chi è stato colpito. Poi subentrano le domande esistenziali e ci si chiede dove fosse finito e che cosa possa centrare Dio con la morte di una sua giovane creatura. poi naturalmente si iniziano a cercare le responsabilità e un po' tutti vengono coinvolti, dalla pubblica amministrazione alle cooperative, dai luoghi religiosi alle realtà associative o di volontariato.
Tutto ciò per esprimere tanta umana solidarietà a chi in questo momento soffre per la spaventosa perdita di Stefano, un ragazzo di 13 anni ucciso in un pozzo nella stagione dei più divertenti giochi; per manifestare vicinanza anche agli animatori - soprattutto quelli più giovani - che saranno per sempre segnati dalla terribile esperienza vissuta ieri e che non meritano di essere in alcun modo coinvolti in sensi di colpa per una disgrazia che avrebbe potuto accadere ovunque e a chiunque; anche per invitare alla totale e leale collaborazione coloro che saranno chiamati dagli inquirenti a spiegare il "perché" e il "per come" di un  pozzo molto pericoloso, con una copertura evidentemente insicura, collocato in un luogo tanto frequentato da adulti e bambini, come è il parco Coronini di Gorizia.
Nessuno purtroppo potrà restituire Stefano alla vita e ai suoi familiari. Ma almeno, la verità e la giustizia sulla sua morte, potranno permettere di evitare in futuro altre simili assurde sciagure. Non si impedisca la gioia dello stare insieme a migliaia di piccoli che spesso solo in questo modo possono vivere un momento di vacanza, ma si vigili affinché i centri estivi possano svolgersi in totale sicurezza e serenità.